Storia di Cacciaterra

Storia di Cacciaterra

Cento anni fa la regione era sotto il dominio politico della città di Fosso, autoproclamatasi capitale.
L’Imperatore, il cui nome è stato volutamente dimenticato, fu il primo e l’unico a tentare d’interrompere quella che veniva chiamata l’era della Pace Perpetua.
Nessuno combatteva più guerre da quando gli Dei erano stati banditi. I regni erano stati delimitati, le terre as­segnate; le risorse, sufficienti per tutti, avevano permesso la pace e la diplomazia.

Ma il folle desiderio di un uomo tentò di sovvertire l’equilibrio.
Con un reclutamento forzato radunò da tutta Cacciaterra un enorme esercito, pronto a partire per conquistare le terre del nord. Marciarono verso Altosuolo, affrontando come prima cosa le difficoltà del clima, poi s’imbatterono in villaggi e piccoli insediamenti di eretici dediti ancora ai culti degli Dei. Attraversarono ogni cosa distruggendo tutto e perdendo un numero insignificante di uomini, ma ben presto si resero conto del vero motivo per cui nessuno aveva più tentato di infrangere la pace.
Misteriosamente, uno dopo l’altro, i soldati iniziarono a morire sia sul campo di battaglia che negli accampamenti. Cadevano a terra senza preavviso, cessando di vivere.
Terrorizzati, sia gli uomini sia i generali che comandavano le fila, batterono in ritirata verso casa, tentando di limitare l’effetto di quell’assurda maledizione.
Prima del loro rientro a Cacciaterra, però, i tre regni succubi dell’Impero Fosso erano già venuti a conoscenza della disfatta dell’esercito e della maledizione che gravava su di esso, grazie alla gilda di spie dell’Imperatore che cambiò le carte in tavola.
Mettendo insieme i propri fondi monetari, assoldarono i famigerati mercenari dell’ Isola di Tolka ed insieme ai pochi uomini rimasti marciarono verso la capitale rimasta sguarnita.
Ne presero facilmente possesso giustiziando immediatamente l’Imperatore e tutti i suoi consiglieri, ed attesero il rientro del grande esercito.
I soldati tornarono dalla campagna d’espansione sfiancati nell’animo e nel fisico, e decimati nel numero.
Le porte della capitale si aprirono al loro arrivo. Pochi uomini li accolsero e li aiutarono ad entrare prima di richiudere per sempre le grandi porte.
La città venne data alle fiamme con l’esercito ancora dentro, alimentando il fuoco per sette giorni e sette notti, tentando di purificare la regione dalla maledizione che il folle Imperatore aveva attirato.
Ora di Fosso, non restano che mura annerite e futili leggende.

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